Come si può leggere nella nota ufficiale di Zanoni, la legge regionale ha stabilito che gli appostamenti fissi per la caccia possono avere una dimensione massima di 12 metri quadri e possono essere alti anche più di dieci metri. Secondo il consigliere si tratta di “una piccola abitazione”, una battuta ironica per mettere in evidenza le sproporzioni delle scelte fatte poco più di tre settimane fa.
Un’altra lamentela riguarda l’assenza di autorizzazioni preventive per quel che riguarda il punto di vista paesaggistico, dunque una violazione palese della legge nazionale 221 del 2015 (“Disposizioni in materia ambientale per promuovere misure di green economy e per il contenimento dell’uso eccessivo di risorse naturali”), testo che non estende alle regioni la competenza dell’impatto ambientale e paesaggistico delle costruzioni. Il comunicato spiega anche quale parte della Costituzione bisogna leggere per capire i motivi dell’interrogazione in Senato. Si tratta di uno degli articoli più famosi della Carta, il 117 (quello che parla della potestà legislativa).
Per Zanoni e gli altri firmatari, l’articolo è chiaro nel delineare le competenze dello Stato e delle regioni, ma la legge venta avrebbe depenalizzato un intervento edilizio che è considerato illegittimo dalla normativa nazionale, mettendo fuori gioco anche le province. La richiesta al Governo Renzi è quella di sollevare quanto prima la questione di incostituzionalità, dato che il Veneto starebbe violando in modo sistematico le leggi europee e quelle nazionali per “favorire la parte più retriva delle lobby sulla caccia”. La discussa legge dello scorso 15 marzo si compone di due articoli, il primo dedicato all’inserimento di uno nuovo relativo alla protezione della fauna selvatica per il prelievo venatorio e il secondo che tratta della norma finanziaria.