Li soccorre nelle calamità del grande gelo ed ascolta trepido le voci dei segugi che hanno perduto la traccia o gli annunciano l’arrivo prossimo della lepre alla posta. Per questo ogni ricordo di caccia raccontato sulla pagina bianca del vetro risulta reale e ingannevole insieme. Come l’intrigante immagine da uno specchio bugiardo o un labile acquerello dipinto dalla luce nel bosco. Protagonista di una favola antica il cacciatore insegue nelle selve o in palude, nei prati o lungo i sentieri di montagna un’illusione nata con lui e mai l’abbandona come una tenera ombra dello spirito. Ed è il fascino di un ritorno su lontane emozioni e sconosciuti viottoli dell’anima perché ogni sentiero di caccia – e mai nessuno potrà dirlo bugiardo – è prima di tutto un cammino nella selva delle proprie emozioni.
Lentamente negli anni la gente (o se preferisci l’opinione pubblica) ha acquistato la consapevolezza che il cacciatore autentico ha una rilevanza sociale: diventa una sentinella, quasi mai creduta, di un ambiente in funesto e rapido degrado. Troppo lentamente ci si è accorti che le lucciole non sono più le incerte lanterne del buio, le rondini gridano sempre meno nei cieli d’agosto e il pettirosso, nei crepuscoli d’autunno quasi mai riceve una risposta al suo ultimo canto della sera. Il mondo, quello di una caccia fatta di sensazioni e stupori, di sogni che se ne vanno con radi voli destinati a divenir remoti fa sorgere il dubbio che lo strepito sollevato dalla difesa degli animali voglia far dimenticare non lontani giorni di Caino. Buon Natale amico cacciatore a Te ed a quanti vuoi e Ti vogliono bene. Con la solita amicizia ed un pensiero caro”.