L’obiettivo è quello di quantificare con esattezza gli eventuali branchi, poi si potrà aprire un confronto con gli enti locali per la successiva gestione. Come ha sottolineato Dino Bianchi, presidente del Parco Andrea De Giovanni, la collaborazione dei cacciatori sarà utile, visto che potranno raccogliere materiale utile per gli esami principali. Non è escluso un piano di selezione, anche perchè i rilievi sono fermi a sei anni fa: la proliferazione è pressochè certa a causa dell’abbondanza di caprioli.
Questa apertura al mondo venatorio, però, non è piaciuta alla Federcaccia regionale del Piemonte. L’associazione si è chiesta a cosa siano serviti tutti i milioni di euro spesi negli ultimi anni. L’impressione è che ci si sia accorti troppo tardi della portata del problema e che si tenterà di trasformarlo in una opportunità solamente per alcuni soggetti.