La decisione è stata presa dal Ministero della Salute, il quale ha però ammesso che l’unico campione positivo nel nostro paese non è in alcun modo collegato all’epidemia che si sta registrando in diversi stati europei. Quindi Federcaccia Brescia non riesce ad accettare che vengano vietati i richiami in tutta Italia e non, come dovrebbe essere più opportuno, in una congrua area di rispetto (la soluzione adottata da diversi stati membri).
In aggiunta, i cacciatori dovranno riportare i richiami presso i locali di stabulazione o nelle abitazioni, rischiando di diffondere virus meno pericolosi. L’associazione venatoria ha spiegato anche come non sia piacevole il coinvolgimento dei capanni dei federcacciatori che avevano sottoscritto un protocollo con la Direzione Sanità della Regione Lombardia proprio per monitorare la presenza dell’influenza aviaria. La conclusione della nota è amara: “Siamo in Italia e far bene una cosa, soprattutto se fatta dai cacciatori, è inconcepibile“.