I dati della Lega sono stati definiti contraddittori e inesistenti. Parlare di pochi cacciatori e tanti animali abbattuti è un controsenso, visto che dovrebbero essere state utilizzate armi di distruzione di massa. Nell’articolo si parla anche di pochi spari, quindi la LAC non dovrebbe nemmeno preoccuparsi. Inoltre, il presunto calo dei cacciatori viene motivato con i pochi a disposizione per l’acquisto di selvaggina pronta-caccia, una operazione che la Federcaccia ascolana ha ricordato non più esistente da anni, come giustamente vietato dalla legge regionale.
Un’altra causa del calo di cui si parla nell’articolo è il minor numero di lepri, fagiani e starne. In realtà le lepri non sono in diminuzione, mentre il fagiano è presente con una densità diversificata a seconda dei territori. La starna è già vietata al prelievo su richiesta dei cacciatori. Artico ha chiarito le vere cause del calo, vale a dire la diminuzione dei territori collinari e montani in cui andare a caccia e gli oneri economici che i cacciatori devono sostenere.
Infine, l’associazione venatoria ha chiarito la situazione attuale dei cinghiali. La presenza massiccia non è dovuta alle immissioni continue di ungulati incrociati con quelli dell’Europa dell’Est, visto che ogni animale detenuto in cattività è registrato all’anagrafe della USL.